Il Governo con l’ultima finanziaria ha previsto investimenti nelle infrastrutture, aiuti alle banche, sostegno alle imprese, il ritorno del “bonus bebe’” e prestiti agevolati per le famiglie numerose. Con tale manovra, il Governo ha inteso in primo luogo, riportare tranquillità al sistema Paese. E’indispensabile rimuovere l’incertezza, che grava come una spada di Damocle su tutto il sistema Italia.
C’e’sfiducia tra le banche, tra le imprese, tra le famiglie. Si sa che questa è una crisi che nasce dal debito, ed è dai debiti che si deve partire. Serve ossigeno per le famiglie e per le piccole e medie imprese troppo indebitate. Il progetto d’aiuto governativo per le banche va in questa direzione, ma va bene solo a metà.
Il rischio è che gli istituti di credito parcheggino le liquidità in arrivo nella Banca Centrale Europea, invece di reinvestirle nel sistema delle famiglie e delle imprese, soprattutto nelle aziende piccole, che più delle altre soffrono la stretta del credito. Sarebbe utile anche dare una mano alle famiglie indebitate, magari con un sistema di rinvio dei pagamenti delle rate di acquisto e dei mutui.
In secondo luogo, il Governo con la manovra finanziaria ha effettuato un rinforzo sostanziale della rete della protezione sociale, attraverso una riduzione della pressione fiscale sulle famiglie, attraverso la detassazione delle tredicesime e i bonus bebè.
Questi ultimi provvedimenti non sono misure che lasciano il tempo che trovano, perché da anni tutti parlano di aiutare le famiglie ma non si è fatto molto, perché è riconosciuto che sono le famiglie, e non i singoli individui, l’unità fondamentale di decisione economica, il fattore in grado di spingere la crescita.
La verità è che da noi la solita impostazione assistenziale che ha caratterizzato la politica familiare in Italia dal dopoguerra ad oggi ci ha portato ad essere uno dei paesi in Europa con il più basso indice di natalità a differenza, ad esempio, della Francia.
Il nostro Paese invecchia sempre di più, tant’è che l’attuale sistema previdenziale e sanitario diventerà insostenibile nel giro di un paio di decenni, proprio per l’andamento demografico.
Le soluzioni possono essere due: o ridurre drasticamente le prestazioni (sia pensionistiche, che sanitarie), oppure cercare di investire sulla natalità.
Per incentivare la natalità bisogna considerare i figli come una ricchezza per la società da premiare e incentivare indistintamente dal reddito.
Ed è per questo che il traguardo che si deve raggiungere è l’introduzione nell’ordinamento tributario del cosiddetto “quoziente familiare”
Il quoziente familiare, come in Francia, è la misura fondamentale, equa e intrinsecamente democratica.
Suddividere il carico fiscale in base al numero dei componenti della famiglia è anche un’operazione molto chiara e semplice ed è l’unica che consente di generare nella popolazione un clima di fiducia di lungo periodo.
L’obiettivo della Giunta di Varese, è quello di procedere all’applicazione del criterio del quoziente familiare sulle tariffe di competenza dell’Amministrazione Comunale e ove sia possibile sulle tasse.
Si sa che per la determinazione delle tariffe comunali, il meccanismo che si utilizza è quello dell’Isee (Indicatore di situazione economica equivalente), che è un indicatore che tiene conto di reddito, patrimonio e delle caratteristiche di un nucleo familiare.
L’Isee assegna “un peso” ad ogni componente del nucleo : 1 al capofamiglia, 0.57 al coniuge, 0.47 al primo figlio, 0.42 al secondo figlio, 0.39 al terzo figlio, 0.35 dal quarto figlio in poi. Sommando questi coefficienti in base alla composizione del nucleo familiare, si ottiene un numero, con cui dividere il reddito della famiglia, determinando la fascia di riferimento.
Il Comune di Varese, con il bilancio preventivo 2007, ha incominciato ad introdurre il quoziente familiare per la determinazione delle tariffe per l’iscrizione agli asili nido comunali, attraverso una rivisitazione delle fasce Isee e con l’applicazione di sconti per nuclei familiari con due o più figli.
Ora con i prossimi bilanci preventivi, l’obiettivo è quello di estendere il quoziente familiare a tutti i servizi ove è previsto il pagamento tramite tariffa, e cercando inoltre di rivedere il meccanismo dell’Isee, trasformandolo da Indicatore di situazione economica equivalente a Indicatore della situazione economica familiare attraverso una rivisitazione dei pesi dei singoli componenti familiari.
L’obiettivo di tale rivisitazione è di far si che il capofamiglia valga 1 come il coniuge, il primo e il secondo figlio 0,50 e dal terzo figlio in poi si torna a 1, cioè “si risale nella scala”.
E a conti fatti, questi nuovi coefficienti si fanno sentire. Infatti prendiamo come esempio una coppia con tre figli che guadagna 30mila euro. Con i coefficienti previsti dall’Isee l’imponibile dovrebbe essere diviso per 2,85 (1+0,57+0,47+0,42+0,39) con il risultato valido per l’assegnazione della fascia finale pari a 10.526.
Con la rivisitazione dei coefficienti, l’imponibile di 30mila euro va diviso per 4 (1+1+0,50+0,50+1) con il risultato pari a 7.500.
Le cifre parlano chiaro ed è evidente come con questi nuovi coefficienti si venga davvero incontro alle famiglie numerose.
Il tutto senza un aggravio all’Amministrazione Comunale, ma dando concretezza a un principio importante e aiutando davvero le famiglie a non dover considerare un nuovo figlio solo come un aggravio di costi per il reddito familiare.
E’ una scelta che noi come rappresentanti del popolo delle Libertà all’interno della Giunta di Varese abbiamo deciso di fare in favore di tutte famiglie e un esempio che dovrebbe essere seguito dagli altri Enti Locali e dal Governo centrale.
B-Link srl