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Popolo delle Libertà Varese

Contro l’immobilismo

“Risposta onesta” è stata definita oggi da Stefano Folli su Il Sole 24 Ore quella data dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, a chi gli chiedeva di presentare i costi del federalismo fiscale.
Che si debba essere prudenti, in fatto di conti, nell’attuale situazione di crisi economica e finanziaria generale, è assolutamente logico. Ma il problema è più vasto: l’Italia, si sa, è abituata a passare da un’emergenza all’altra e a rispondere con provvedimenti di emergenza che, per il suo sistema politico-istituzionale, spesso non sono rapidi come la logica stessa dell’emergenza esigerebbe. Altra caratteristica del nostro sistema è quella di svuotare i contenuti specifici di ogni singola emergenza e di sostituirli con la politica. Ne è un esempio tipico la questione della riforma della giustizia, di cui si parla da trent’anni ma che negli ultimi quindici anni ha subito la sostituzione dei contenuti tecnici con uno politico, l’antiberlusconismo; e solo da poco tempo i contenuti reali tornano ad emergere.
Ma la cultura dell’emergenza ha altri risvolti. La sua sistematica politicizzazione impedisce che una singola questione venga esaminata non solo con calma, ma in modo approfondito e con una visione che sia l’opposto di quella emergenziale e risponda invece a una prospettiva di lungo termine: vale per la giustizia, per la scuola e anche per il federalismo.
Non si tratta di elaborare dei testi che sul piano formale soddisfino le esigenze di bandiera delle singole forze politiche, soprattutto quando si avvicinano scadenze elettorali (e scadenze di questo tipo ce ne sono sempre, parziali o generali, amministrative o politiche). Si tratta invece di esaminare a fondo le conseguenze delle riforme, specie quando esse vogliono essere incisive, durature e fortemente innovative rispetto alla realtà.
Questa pazienza intellettuale e “scientifica” è invece una merce rara. Così, chi sostiene che bisogna avere i dati a disposizione, che i dati a disposizione sono incompleti o incerti, passa facilmente per uno che vuole bloccare tutto. Invece le riforme, se devono essere serie, non possono essere costruite sulla sabbia dei dati insufficienti. Il “tutto e subito” rischia perciò di trasformarsi in un “subito, niente”, lasciando naturalmente molti insoddisfatti, ma anche soddisfatti i tanti sostenitori occulti dello status quo che di questo vivono di rendita.
Se si comprende che l’opposizione cerchi spazio e soprattutto cerchi di creare difficoltà alla maggioranza, a questa spetta, per rispondere al mandato ricevuto dagli elettori, impostare e realizzare il proprio progetto riformistico al di fuori della cultura dell’emergenza. Bisogna quindi partire dalla “risposta onesta” di Tremonti per affermare un metodo di lavoro fondato sulla prospettiva di lungo termine.
 

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