Da cosa si capisce che la stampa italiana e la tivù sono di sinistra, e la sinistra è falsaria e intronata? Ecco. Riassumiamo la questione con una domanda retorica.
Perché se Obama, in un Paese conciato dieci volte peggio dell’Italia, inneggia alla speranza è un eroe ed è un mito, invece se Berlusconi invita all’ottimismo e alla speranza (visto che in fondo noi teniamo meglio di tutti nella crisi) è un mentitore, che inganna il popolo?
La risposta è ovvia: è il doppiopesismo congenito nel branco di pecoroni intellettuali che pretendono di governare i sentimenti degli italiani. Qualcuno faccia il piacere di notarlo e di farlo notare al bar e in famiglia. Sui giornali e in tivù è impossibile: sono ancora tutti commossi, e suonano il piffero a Obama e inneggiano al suo cambiamento epocale, alla svolta storica, in due parole: alla speranza. Obama è la speranza. Lui sì che ha ragione. La sinistra è afflitta da inchinite (infiammazione dell’inchino dovuta a esagerazione) nei confronti dell’America adesso che è comandata da un presidente in fama di progressismo. Dunque Obama è la speranza, inaugura l’era dell’ottimismo cosmico. Ricorda i sogni di Peppone verso il paradiso rosso di Stalin, con una giravolta occidentale, ma sempre con quell’atteggiamento irresponsabile di aspettarsi la salvezza da qualcun altro.
Questa è la pura irrazionalità, la propaganda truffaldina della sinistra. Ricordate quando vinse Obama la sfida delle primarie e poi le elezioni del 4 novembre? Veltroni non esitò a segnare una specie di tacca sul calcio del suo fucile, attribuendo il trionfo al suo contributo. Aveva vinto uno della sua squadra, oh yes. Magari un po’ in difficoltà a Napoli e a Pescara, ma almeno a Washington ecco issata la bandiera del Partito democratico. Balle naturalmente. Ma l’America fu trasformata senza che lei lo sapesse e neppure ne avesse notizia Barack in una sezione periferica del loft veltroniano. Così è stato imbarazzante vedere tutti i tg nessuno escluso ahimè, non provare a notare che i primi a parlare di speranza in questo tempo di paura sono stati esattamente Tremonti e Berlusconi. Piace trascrivere queste parole: "L’ottimismo, il coraggio, la volontà e la speranza possono farci uscire e in fretta dalla crisi che domina: se tutti mettessimo in campo lo stesso ottimismo, potremmo guardare con più sicurezza al futuro che ci aspetta". Obama? No, Berlusconi del 25 novembre scorso. Dileggiato per questo da Veltroni e Scalfari che lo tacciarono di irresponsabilità. Berlusconi ancora pochi giorni fa: “La ripresa è nelle nostre mani”. Veltroni: “Non sa quello che dice, è sorprendente”. Obama ha usato le medesime parole (di Berlusconi). E ha persino riecheggiato lo slogan “Rialzati Italia!”, cambiando solo il destinatario dell’esortazione: “Dobbiamo rialzare l’America, rifarla”, ha detto.
Non saremo così sciocchi da sostenere che Obama è berlusconiano. Di certo però Veltroni e i suoi corifei farebbero bene a sprofondarsi. Anzi peraltro sprofondati lo sono già…
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